Ho comprato il mio macinacaffè De’Longhi KG79 in Finlandia tanto tempo fa. E ci credereste? Quel dannato aggeggio funziona ancora.
Be’, certo che funziona. In realtà non l’ho usato poi così tanto, soprattutto perché detesto usarlo. Non è proprio una grande dimostrazione della sua longevità. Magari il motore è eccezionalmente robusto, magari no, ma non mi sogno certo di trarre conclusioni sulla qualità costruttiva dal fatto che un macinacaffè che non ho molta voglia di usare continui a funzionare.
Non è che il KG79 non sappia macinare il caffè. Lo fa. Il problema è praticamente tutto ciò che ruota attorno a questa funzione basilare: i materiali, i comandi, il contenitore di raccolta e, soprattutto, la pulizia. È impressionante quanti modi riesca a trovare una macchina così semplice per darmi sui nervi.

Bello da vedere, ma la plastica fa schifo
Al KG79 riconosco almeno un certo merito estetico. Il design squadrato e la finitura dall’aspetto metallico possono fare una bella figura, soprattutto in una cucina piena di elettrodomestici in acciaio inox lucido. Le superfici brillanti, però, attirano le impronte e i contenitori in plastica del caffè macinato si graffiano con una facilità ridicola. Insomma, può anche avere un bell’aspetto, ma le parti che si maneggiano spesso non lo conservano a lungo.
C’è un dettaglio che apprezzo davvero: il coperchio in plastica fumé del serbatoio dei chicchi. A differenza di uno completamente trasparente, offre ai chicchi almeno un po’ di protezione dalla luce. È una scelta sensata. Purtroppo, i contenitori di raccolta del caffè macinato sono tutt’altra storia.
Questi contenitori hanno iniziato a mostrare graffi ben visibili dopo pochissime normali manipolazioni. Parlo dei piccoli urti, dei colpetti, dei lavaggi e delle asciugature che un componente rimovibile di un macinacaffè dovrebbe sopportare senza problemi. Quei graffi sono comparsi anni fa e alla fine la plastica si è crepata. Me ne si sono rotti due, andando completamente in pezzi, e quello che ho adesso è scheggiato.
Non si tratta di contenitori che hanno sopportato anni di maltrattamenti prima di cedere. Per quella che è la mia esperienza, la plastica semplicemente non è all’altezza delle normali manipolazioni quotidiane a cui dovrebbe resistere. Ed è particolarmente deludente per un pezzo che bisogna svuotare e pulire regolarmente.
Entrambe le manopole sono orribili
Entrambe le manopole di regolazione, quella della finezza di macinatura e quella della quantità di caffè, hanno un rivestimento gommato appiccicoso. Sembrano decise a raccogliere tutta la polvere e lo sporco della cucina. Persino passarci un panno è sgradevole, perché ci resta attaccato di tutto. Chi abbia pensato che fosse un buon materiale per i comandi di un macinacaffè proprio non lo capisco.
La manopola della quantità presenta anche un altro problema: la regolazione è vaga. Manca di quegli scatti netti e ben definiti che mi aspetterei, quindi tornare con sicurezza esattamente alla stessa posizione è più difficile di quanto dovrebbe essere.
Per essere chiari, le manopole non sono bloccate meccanicamente. È il rivestimento gommato a essere appiccicoso, mentre la regolazione della quantità è imprecisa. Due fastidi distinti, premurosamente riuniti nello stesso punto.
Macina il caffè. Non è questo il problema
Il KG79 offre 16 regolazioni della macinatura e il motore continua a fare il suo lavoro di base: macinare i chicchi. Su questo aspetto della macchina non ho grandi lamentele.
È anche piuttosto rumoroso. Di certo non sceglierei di usarlo la mattina presto mentre altre persone dormono. Ma i macinacaffè elettrici fanno rumore e non fingerò che questo sia un caso particolarmente disastroso solo perché si sente quando lavora.
Se voglio sapere esattamente quanto caffè sto usando, lo peso invece di affidarmi a quella vaga manopola della quantità. Di per sé non è la fine del mondo. Il problema del KG79 è che queste piccole seccature si sommano, e la peggiore arriva quando è ora di pulirlo.
Pulirlo è una vera rottura
Il contenitore di raccolta del caffè macinato è una scatola di plastica alta, stretta e quasi quadrata. La polvere finissima di caffè e l’elettricità statica fanno aderire il macinato alle pareti, quindi per svuotarlo del tutto bisogna talvolta dargli dei colpetti, trovando comunque dei residui sui lati. L’elettricità statica non è una stranezza per i macinacaffè, ma la forma del contenitore non aiuta.
Lavarlo è un conto. Asciugarlo dopo è tutta un’altra faccenda, ed è lì che inizia il ridicolo. L’apertura e la forma rendono difficile infilare un panno all’interno, figuriamoci arrivare negli angoli. Credo di avere mani e dita relativamente « delicate », eppure non riesco nemmeno a raggiungere il fondo per asciugarlo senza incastrarmi la mano. È una semplice scatola di plastica, porca miseria. Non dovrei dover lottare con quel dannato coso solo per lavarlo e asciugarlo.

E il contenitore non è nemmeno la parte peggiore. Il vano in cui si inserisce ha una cavità scomoda dove si accumula il caffè macinato. I residui si vedono benissimo, ma riuscire a entrare in quello spazio per eliminarli come si deve è inutilmente difficile.
C’è anche un’apertura sotto la macchina attraverso la quale il caffè macinato sfuso riesce a finire sul piano di lavoro. Pulire può quindi voler dire sollevare il macinacaffè, dargli qualche colpetto e raccogliere lo sporco rimasto sotto. Alla faccia di tenere il caffè dentro la macchina.
Aggiungiamo le superfici che si graffiano facilmente, le impronte e quelle orribili manopole che attirano la polvere, e abbiamo un apparecchio fastidioso da pulire praticamente da ogni lato. Mi chiedo davvero se qualcuno abbia provato a pulirlo prima di approvarne il progetto.
Anzi, se il KG79 fosse stato progettato apposta per essere costantemente esasperante da pulire, direi che qualcuno ha fatto un lavoro spettacolare.

Il confronto con il Melitta Molino
L’acquisto del Melitta Molino ha reso ancora più evidenti le carenze progettuali del KG79. Inizialmente avevo comprato il Melitta come macinacaffè dal prezzo ragionevole per l’ufficio, ma alla fine l’ho tenuto a casa e ho spostato il De’Longhi in ufficio al suo posto.
La differenza più ridicola riguarda le dimensioni. Il KG79 è effettivamente un po’ più grande del Melitta e occupa più spazio sul piano di lavoro, ma in qualche modo riesce ad avere contenitori più piccoli a entrambe le estremità.
Il serbatoio dei chicchi del De’Longhi ha una capacità dichiarata di 120 grammi, contro i 200 grammi del Melitta. Ho anche misurato il volume interno dei rispettivi contenitori di raccolta riempiendoli d’acqua: circa 350 ml per il KG79, contro circa 400–420 ml per il Melitta. Questi numeri indicano il volume dei contenitori, non il peso del caffè macinato che possono ospitare.
Quindi il macinacaffè fisicamente più grande contiene meno chicchi sopra e offre meno spazio per il caffè macinato sotto. Più grande la macchina, minore la capacità a entrambe le estremità. Per me è semplicemente un progetto stupido.
Ma la capacità non è nemmeno la mia critica principale. L’area in cui si inserisce il contenitore del Melitta presenta una piattaforma rotonda, semplice e accessibile, che posso pulire con un panno. Il suo contenitore si lava e si asciuga molto più facilmente, e le manopole hanno scatti netti senza quell’orribile rivestimento appiccicoso. Il Melitta offre 17 regolazioni di macinatura invece delle 16 del KG79, ma non è certo quella regolazione in più a farmelo preferire. Tutta l’esperienza di utilizzo e manutenzione è molto meno irritante.
Praticamente l’unico dettaglio che preferisco nel KG79 è il coperchio fumé del serbatoio dei chicchi, perché offre una certa protezione dalla luce. Al contrario, i contenitori in plastica del caffè macinato si sono dimostrati ridicolmente facili da graffiare e rompere.
Anche il Molino ha qualche stranezza, e ne parlo nella recensione che gli ho dedicato. Ma sono piccole cose con cui posso convivere, non motivi per detestare l’idea di usarlo. Ho persino pensato di comprare un altro Molino per l’ufficio, nonostante lì ci sia già un KG79 perfettamente funzionante. Francamente, non mi dispiacerebbe poi tanto se il KG79 si danneggiasse in ufficio. Ecco quanto entusiasmo mi è rimasto per questo coso.

Verdetto: lo ricomprerei?
Assolutamente no. E non lo consiglierei nemmeno.
Sì, il KG79 funziona ancora dopo più di dieci anni. Ma in realtà l’ho usato relativamente poco, in buona parte perché detesto usarlo. Quindi non prendete questo fatto per un elogio della sua qualità costruttiva o per la prova di un’affidabilità eccezionale. Non posso semplicemente affermare una cosa del genere.
Quello che ho, invece, sono anni di esperienza con un macinacaffè i cui contenitori in plastica per il caffè macinato si sono graffiati e crepati con le normali manipolazioni, le cui due manopole attirano lo sporco come calamite, la cui regolazione della quantità è frustrantemente vaga e il cui contenitore e vano interno rendono la pulizia molto più complicata del necessario.
Non è un unico guasto clamoroso. È un insieme di pessime scelte progettuali che mi hanno portato a detestare sinceramente usare questo aggeggio. Macina il caffè, certo, ma è il minimo che mi aspetterei da un macinacaffè.
Il Melitta Molino mi ha dimostrato che non devo sopportare tutto questo per avere un macinacaffè elettrico a un prezzo ragionevole. Se state pensando di comprare il KG79, il mio consiglio è semplice: io non lo farei.
Il KG79 funziona. È più o meno la cosa più gentile che possa dire sul suo conto. Dopo più di dieci anni che ce l’ho, ne ho davvero abbastanza di quel dannato coso.